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Un "Trump market" avaro in Europa

19/09/2018

Il bilancio dei mercati azionari del 2018 è ad ora in chiaroscuro. A metà settembre, il MSCI World (47 borse di tutto il pianeta) vanta un saldo annuale del +1.25%. Soltanto 10 delle prime 25 borse al mondo per capitalizzazione mostrano un risultato positivo, con solo 4 in misura superiore al 2.5%, fra cui Wall Street.

 
Come segnala Ned Davis Research, meno della metà degli indici mondiali vanta una media mobile crescente. Un dato che indica la misura del disimpegno in atto. Non è certamente di numeri rosei che si discute.
 

 
In questo contesto spicca la notevole eccezione degli Stati Uniti, cioè l’unica scelta in effetti premiante per l’investitore, se si eccettuano gli esotici quanto minacciosi listini emergenti (ci sarebbe anche la Svezia, su cui siamo bullish nel lunghissimo periodo, ma ci sarà modo per parlarne in altra sede).
 
In effetti la vitalità della borsa americana è brutale, persino sorprendente alla luce dei fondamentali macro. Da sempre il confronto fra Stati Uniti ed Europa, in borsa, va di pari passo con la differenza fra i ritmi di crescita economica.
Uno dei modi migliori per misurare questa dinamica, consiste nel porre a confronto gli indici delle “sorprese economiche” dell’Eurozona, con quelli USA: quando la differenza fra i due indici sale (linea rossa nel grafico a seguire), l’Eurostoxx batte lo S&P; viceversa quando scende, l’America è da preferirsi.
 

 
Questo è stato valido fino a primavera. Da alcuni mesi a questa parte invece, malgrado i dati economici abbiano sorpreso in positivo nel Vecchio Continente, e in negativo negli USA, il rapporto fra Eurostoxx50 e S&P500 ha raggiunto nuovi minimi: sia in valuta locale (linea azzurra), che in valuta comune (linea blue sottile), tanto per escludere che all’opera sia un fattore valutario.
 
Allora che succede? Accade che un plotoncino di sei azioni, sintetizzate dall’acronimo FAANMG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Microsoft e la ex Google), con il suo +30% conseguito da inizio anno, spiega più della metà della performance di tutto il tabellone principale di Wall Street.
 
In altre parole, lo “S&P494”, privato di queste 6 società, è titolare di una performance annuale inferiore al 3%. Positiva, ma nulla di trascendentale.
 
Sicché agli investitori desiderosi di portare a casa dei risultati, è toccato abbracciare il rischio insito in questa scelta di portafoglio. Poiché a sua volta gli Stati Uniti rivestono un peso tanto elevato quanto crescente della capitalizzazione delle borse mondiali, di fatto l’unico modo concesso agli investitori di tutto il mondo per portare a casa la pagnotta, è stato quello di puntare sul FAANMG.
 

 
Scelta fino ad ora premiante. Infatti, per quanto in ripiegamento negli ultimi tre mesi, l’indice FANG+, che racchiude ben dieci società, sta rimbalzando sui supporti che da tempo ne favoriscono l’avanzata, contenendone le correzioni.
 
Ma fino a quando? E cosa cova sotto la cenere? L’Europa resterà a guardare, o inizierà finalmente a colmare questo insostenibile divario che la distanza dagli Stati Uniti? E in che misura la politica economica americana spiega il successo delle borse USA rispetto a quelle del resto del mondo?
Sono interrogativi affascinanti, e impegnativi, a cui spero di fornire risposta soddisfacente nell’ambito del TOL Expo che anche quest’anno sarà ospitato a Piazza Affari dalla Borsa Italiana.

Appuntamento quindi a mercoledì 24, alle 14.30. Vi aspetto!

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