Un portafoglio che faccia goal

di Claudio Del Dongo | Un seminario alla TOL Expo su come collegare obiettivi, orizzonte temporale e controllo del rischio. Giovedì 24 ottobre presso Area Scavi (ore 14:00-15:00).

“Il goal based investing esiste da quando l’uomo risparmia e investe. Consiste nella versione odierna della pianificazione finanziaria”. Così Raimondo Marcialis, Ad di MC ADVISORY e founder di robo4advisor.com, presenta il seminario dal titolo “Goal Based Investment” che si terrà alla TOL Expo Giovedì 24 ottobre (AREA SCAVI, ore 14:00-15:00). Accanto a Raimondo Marcialis saranno sul palco anche Elide May Gravina, Relationship Manager, Equity and Derivatives Markets, Borsa Italiana e Davide Gatti, Responsabile Divisione Retail e Private di ANIMA Sgr.
 
 Dr. Marcialis, cos’è in concreto il goal based investing?
 
La tecnologia oggi disponibile e le lezioni della finanza comportamentale hanno dato nuovo impulso alle tecniche di costruzione e pianificazione delle soluzioni di investimento, che dovrebbero orientarsi verso specifici piani per ogni obiettivo del cliente. Ragionare per obiettivi permette di essere molto molto più concreti e precisi nel valutare e condividere con il cliente il bisogno, il tempo in cui questo deve essere soddisfatto (il cosiddetto orizzonte temporale), il rischio massimo che è possibile tollerare, la misura del risparmio necessaria e possibile per raggiungere l’obiettivo e, infine, gli strumenti finanziari utili per costituire il capitale necessario futuro.
Con il goal based investing cambia la logica del rendimento atteso che non è un valore assoluto ma la funzione necessaria, coniugata al risparmio necessario, per il raggiungimento dell’obiettivo. Anche il rischio prende un’altra “forma”, diventa simmetrico, non consiste solo nella perdita ma anche nella possibilità di non guadagnare a sufficienza; da misure tecniche di rischio come la volatilità o il value at risk si passa alla definizione delle probabilità di non raggiungere l’obiettivo e alla rappresentazione del capitale minimo di cui si disporrà nel caso meno favorevole.
 
Un portafoglio trasformato in sotto-portafogli. Cosa significa?
 
Il goal based investing non è solo tecnica nella costruzione di investimento ma metodo nella costruzione del progetto di investimento. Alla base vi è sempre l’obiettivo da raggiungere e il GBI rappresenta un metodo vincente per aiutare l’investitore nella comprensione del bisogno in termini di importanza, intesa come priorità, e della sua realizzabilità distinguendo il bisogno reale dal desiderio. Inoltre il GBI aiuta il consulente nella trasmissione del valore del tempo nella gestione del rischio degli investimenti.
 
Un esempio?
 
Comperare una auto sportiva o il supporto allo studio dei figli sono finalità del risparmio molto differenti rispetto alla necessità di costituire una vecchiaia serena integrando la pensione futura. In quest’ultimo caso centrare l’obiettivo richiede investimenti profondamente diversi in termini di rischio e risparmio, la priorità va data alla serenità nel futuro e, paradossalmente, il rischio qui assumibile in termini di portafoglio può essere molto maggiore. Gli elementi del GBI devono quindi essere resi coerenti e chiari al cliente elaborando per ogni singola necessità futura la soluzione da adottare: il progetto di investimento si manifesta con uno specifico portafoglio e un eventuale piano di risparmio mensile.
 
Si riesce a spiegarlo al cliente retail? O ai consulenti del retail?
 
Può apparire strano ma è più facile spiegarlo al cliente che al consulente. Il cliente normalmente non ha molta dimestichezza con gli investimenti e tende a delegare le scelte al consulente, presentando una forte avversione al rischio e una richiesta semplificata di rendimento. Se, invece, entriamo nel merito nella pianificazione, il cliente è conscio di quali siano i suoi bisogni e apprezza che il consulente li razionalizzi e trovi delle soluzioni mirate e ragionate: la coerenza del progetto, la chiarezza dell’orizzonte temporale e la misura delle probabilità di guadagno rappresentano un maggiore coinvolgimento del risparmiatore, quello che oggi viene definito engagement. Se pensiamo alle nostre abitudini mentali scopriamo che noi tendiamo già a suddividere i nostri risparmi in conti mentali separati, il GBI sposa questa antica tendenza con i sotto portafogli dedicati ai diversi progetti.
 
Le difficoltà dei consulenti quali sarebbero?
 
I consulenti, sebbene conoscano questi temi, sono ancora nella fase di passaggio dalla vendita del prodotto di investimento alla consulenza di portafoglio e tendono più ad abbinare il prodotto al bisogno. Nella nostra piattaforma www.robo4advisor.com abbiamo migliaia di portafogli reali costruiti dai consulenti e notiamo ancora che la maggior parte, pur essendo tecnicamente preparati, tendono a costruire un unico portafoglio generalista. Ultima nota che vorrei evidenziare è che, contrariamente al percepito, il GBI non si rivolge solo al cliente retail ma è adatto anche al cliente affluent e private come testimonia il successo della tecnica nei paesi anglosassoni.
 
Tra robot, intelligenza artificiale e, magari, blockchain, quale futuro per la consulenza finanziaria?
 
Il futuro è molto aperto ma poggia le proprie fondamenta nel passato per cui possiamo semplificare l’attuale dibattito evidenziando tre direttrici principali: cambiamenti nella normativa, maggiore concorrenza e tecnologia.
La tecnologia è indispensabile per essere più efficienti e risparmiare sui costi in un contesto così competitivo, le società e i consulenti investiranno sempre più per automatizzare i propri processi e i robot for advisor, che stanno già avendo un grande successo, diverranno nel futuro uno degli elementi irrinunciabili della professione del consulente. I sistemi automatizzati a favore dei clienti, i roboadvisor puri, verranno apprezzati nel tempo ma la loro penetrazione dipenderà molto dalla diffusione della cultura finanziaria e quindi dal ricambio generazionale, fermo restando che il consulente umano non potrà perdere la propria centralità in un settore così delicato come quello dei risparmi. L’industria non può sottovalutare l’approccio digitale perché è già presente nelle esigenze degli investitori sebbene in modo non esplicito. Quanti oggi verificano la merce nei negozi fisici e poi acquistano on line (o viceversa)? Come non pensare che domani, quando l’offerta sarà più ampia, i risparmiatori non controlleranno il fondo o il portafoglio suggerito dal consulente sulle piattaforme on line o prenderanno spunto dal web per chiedere la realizzazione degli investimenti al consulente?
 

Pubblicato il 21/10/2019