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Il Ftse Mib tra storia e pandemia

Di Claudio Del Dongo | Il trader Tony Cioli Puviani dà un’anticipazione del suo intervento alla Digital TOL Expo di Borsa Italiana sulle prospettive della struttura dell’Indice e i suoi maggiori sottostanti. (Martedì 20 ottobre dalle 13.15 alle 14.00).


Il trader Tony Cioli Puviani dà un’anticipazione del suo intervento alla Digital TOL Expo di Borsa Italiana sulle prospettive della struttura dell’Indice e i suoi maggiori sottostanti.
Tony Cioli Puviani è un trader con un’esperienza sui mercati finanziari di oltre tre decenni. Da qualche anno opera soprattutto nel future Ftse Mib: “Ormai lo conosco meglio delle mie tasche”, dice. E aggiunge: “La mia fortuna è che riesco a lavorare molte ore al giorno senza sentirmi stressato. E per chi fa trading è fondamentale”.

Cosa proporrà Tony Cioli Puviani alla prossima Digital TOL Expo di Borsa Italiana?

Mi concentrerò sull’indice Ftse Mib rievocando la sua storia fino alla pandemia del 2020. Inoltre, mi occuperò delle prospettive della struttura dell’Indice e dei suoi maggiori sottostanti.
 
Due temi certamente impegnativi, cominciamo un po’ dalla storia…
 

In sintesi, il 17 ottobre 1994, ben 26 anni fa, Borsa Italiana rilevò i diritti sul COMIT 30 della Banca Commerciale Italiana rinominandolo come Mib30. Poco dopo, nel novembre 1994, inizia la contrattazione del future sull’indice principale di Borsa Italiana. Fino al 1º giugno 2003 nell’indice erano inclusi i 30 titoli a maggior capitalizzazione di Piazza Affari.
 
Poi che succede?
 
Lo S&P Mib 40, subentrato allo storico Mib30, è nato in seguito ad una partnership tra Borsa italiana e la società di rating Standard & Poor's. È stato quotato dal giugno 2003 al maggio 2009 per poi venire sostituito poco dopo dall'indice FTSE MIB in seguito alla fusione di Borsa italiana con il London Stock Exchange Group.

Perché raccontare tutta la storia?
 
Per comprendere l’evoluzione passata e le prospettive, compreso il fatto che siamo cresciuti molto meno di altri. Basti dire che il record storico dell'indice fu raggiunto il 7 marzo 2000 a 51273 punti. Sempre quel giorno il Dax tedesco toccò gli 8136 punti e lo S&P Usa arrivò a 1553. Faccio notare oggi il Dax quota il 60% in più, mentre lo S&P500 quota ben oltre il doppio.
 
E invece il Ftse Mib?
 
Il nostro indice attualmente non raggiunge neanche il 40% dei valori di quel tempo. In pratica non solo non è salito a nuovi record ma vale molto meno. Perché? Cercherò di ricostruire le motivazioni reali, non quelle che abitualmente ascolto, spesso banali e poco oggettive.

E dopo la storia dell’indice, cos’altro?  
 
Vi sono oggi anche dei cambiamenti strutturali del nostro indice che dovrebbero cambiare radicalmente il suo modo di interpretarlo e valutarlo. Dopo un’attenta analisi dei componenti del listino principale italiano, cercherò di definire l’evoluzione del Ftse Mib e come dovrà, da ora in poi, essere interpretato.
 
 
 

Pubblicato il 28/09/2020

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