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Le correnti storiche che guidano oggi i mercati delle opzioni negli Stati Uniti

Di Tony Saliba | Mentre continua il boom: il 2020 si candida a superare di slancio i volumi degli anni precedenti.

Pubblichiamo un articolo di Anthony Saliba, CEO di Matrix Holding Group, trader di fama mondiale, atteso alla TOL Expo, Mercoledì 21 ottobre (ore 18:00-18:45), in SMART ROOM 2. Nel suo intervento Saliba parlerà di “Strategie senza tempo, rafforzate dalle tecnologie di oggi”. Al suo fianco Massimo Giorgini, Head of Equity and Derivatives Markets Businness Development – Borsa Italiana.
 
In termini di volumi, il 2019 è stato un anno eccezionale per il mercato delle opzioni, sebbene un po’ al di sotto dei 5.1 miliardi di contratti registrati nel 2018. Intanto il 2020 si candida a superare di slancio i volumi degli anni precedenti. Infatti, fino al settembre scorso, l’ADV (volume medio giornaliero) è stato di 28.605.456 contratti, una cifra che supera notevolmente l’ADV del 2019, pari a 19.423297. Si tratta di un aumento del 47.3%.
 
Le ragioni alla base di questo trend sono numerose, interconnesse e coinvolgono operatori di mercato di tutte le dimensioni. Confidiamo che ciò che leggerete in questo articolo (che verrà approfondito con la Parte II nelle prossime settimane) aiuti a dare un senso ai drastici cambiamenti che muovono i mercati delle opzioni oggi.
 
Questo primo articolo descriverà in dettaglio una storia che fa da sfondo all’attività e alla partecipazione che spiegano i record attuali.
 



OCC
 
Un salto indietro, il paesaggio pre-Covid
 
Per fare il punto della situazione, ecco un frammento del New York Times sul lancio del Chicago Board Options Exchange nel 1973:
 
“I 350 membri del C.B.O.E, incluse le principali case di brokeraggio azionario del Paese, applicano una commissione minima di 25 dollari per ogni contratto relativo a 100 azioni del titolo sottostante. Tuttavia, per transazioni consistenti, le commissioni che riguardano la parte che supera i 30.000 dollari, possono essere negoziate tra broker e compratore”.
 
Oltre alle enormi differenze di commissioni che si pagavano quando ho iniziato a fare trading nel 1979 (pur inferiori a quando il CBOE fu inaugurato), anche i volumi erano irrisori rispetto ai 7 miliardi di contratti previsti nel 2020. Ai miei tempi, anche ipotizzare un solo miliardo di contratti all’anno sarebbe stato tre volte superiore alle attese. Del resto, negli anni ‘80 e agli inizi degli anni ’90, non esisteva un mercato di scambi elettronici.
 
Ricordo di aver avuto una serie di conversazioni con manager di borse e operatori del mercato sui volumi degli spread alla fine degli anni '90.  È stato quando aiutavo le borse che gestivano mercati di opzioni a costruire le loro piattaforme elettroniche.
In quel periodo, secondo le loro stime,si pensava che circa 50 milioni di contratti "spread trades" (strategie a spread); infatti non esistevano trade repository (ndr- repertori di dati sulle negoziazioni, ovvero società che raccolgono e conservano in modo centralizzato le registrazioni delle operazioni in derivati), in quanto gli “spread trades” non erano ordini eseguibili elettronicamente. E non lo sarebbero stati fino ai primi anni del nuovo millennio. Queste erano, nel migliore dei casi, informazioni aneddotiche: i gestori dei mercati pensavano che circa i 5-10% dei trade fossero “spread trades”. E più di un esperto con cui ho parlato al tempo, pensava che il 10% fosse il tetto massimo degli spread sul volume totale.
Ora questi numeri li vediamo raggiungere in una settimana, a volte anche meno.
 
Con questo curioso aneddoto in mente, dovremo astenerci dal pontificare sui limiti dei volumi raggiunti dai mercati delle opzioni statunitensi, poiché la loro resilienza è stata dimostrata proprio durante l’impennata dei volumi dello scorso febbraio, il sell-off di marzo, e il sostenuto aumento della volatilità implicita del secondo e terzo trimestre 2020 (esattamente come già accaduto in eventi passati quali la crisi del 2007-2008, il Flash Crash e numerosi altri shock).
Gestire questo aumento di volumi è stato possibile, in gran parte, grazie all’ampia liquidità del mercato delle opzioni quotate negli Stati Uniti, un elemento che migliora le caratteristiche flessibili di aggiustamento del rischio che le opzioni offrono.
 
Il passaggio alla libertà
 
Robinhood, la società di intermediazione lanciata nel 2012, ora divenuta una realtà multimiliardaria, ha annunciato un’offerta di opzioni con commissione a zero dollari nel 2017. Altre società del settore hanno tentato la stessa strada, con offerte gratuite o sempre più scontate, nel tentativo di trovare poi fonti alternative di reddito. 
 


Bloomberg
 
Quella che può essere considerata in generale la “guerra delle commissioni di intermediazione per il pubblico retail, accelerata da Robinhood”, è stata molto seguita dai media ma non illudetevi: le commissioni (al ribasso) per istituzionali e pubblico retail e la partecipazione al mercato (al rialzo) hanno seguito le stesse tendenze. Infatti, la possibilità di accedere a costi contenuti ai mercati delle opzioni era in aumento ben prima dell’inizio della pandemia del Coronavirus. (Questo non vuol dire però che i “fornitori di liquidità” – di cui parlerò più avanti – abbiano un accesso altrettanto “economico”: in realtà sono costretti a rincorrere una sorta di “corsa agli armamenti”, che implica gestire dati e costi tecnologici giganteschi). 
 
Un altro importante aspetto da tenere a mente è che, oltre alla competizione sui livelli delle commissioni, per la comunità dei market making è proseguita una fase di consolidamento di lunga data. Un consolidamento che ha prodotto economie di scala per i mega-player, che ha generato ulteriormente un calo dei costi di esecuzione, costringendo così la maggior parte degli altri intermediari del mercato a fare lo stesso. Si tratta di un circolo vizioso (o virtuoso), a seconda di come si interagisce sui mercati.
 
Come risultato, non c’è più la varietà e il numero di fornitori di liquidità che c’era un tempo. In realtà, prima del crollo del 2008, c’erano alcune centinaia di market maker, ciascuno specializzato nel proprio segmento di mercato – ora sono solo i soggetti più grandi a fare la parte del leone rispetto ai volumi. Gli scalper, gli spreader, i day trader, i graficisti e gli specialisti del back-spreader che contribuivano a far sì che ci fosse un ricco ventaglio di liquidità, se ne sono andati, lasciando solo le economie di scala in grado di gestire i costi tecnologici necessari per operare in modo competitivo come fornitori di liquidità.
 
Ecco dove siamo arrivati, rispetto alla commissione di 25 dollari del lontano 1973.
 
 
Disclaimer:
 
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È inoltre possibile ottenere una copia di questo documento (in lingua originale) inviando una mail a OPS@matrixexecutions.com.
 

 

Pubblicato il 15/10/2020

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