Main Sponsor
Main Media Sponsor
Partner tecnologico
In collaborazione con

Non tutti gli eccessi vengono per nuocere

Di Claudio Del Dongo | Gaetano Evangelista, Amministratore Delegato di Age Italia, sarà alla Digital TOL Expo di Borsa Italiana giovedì 22 (ore 15.15-16.00): “A Wall Street non vedo bolla speculativa - dice - come invece sul mercato obbligazionario”.

Gaetano Evangelista, AD di Age Italia, ha spesso opinioni controcorrente. Nel suo modo di leggere gli “scenari di mercato” convergono sia la notevole competenza di analisi grafica e statistica, sia valutazioni di macroeconomia, legate ai suoi studi di formazione. Alla Digital TOL Expo affronterà un tema di stringente attualità:
 
Dr. Evangelista, in prima battuta, cosa si intravede sulle borse in generale?

Vi sono certamente dei segmenti, diciamo così, del mercato azionario dove emergono livelli di sopravvalutazione. Senza giri di parole, in alcuni casi le quotazioni hanno raggiunto livelli assolutamente irrazionali.
Nulla di nuovo, sembrerebbe, le borse vivono anche di manie speculative…
E’ vero, ma nel caso specifico, la mia impressione è che occorra tracciare un solco ben definito fra l’ipotesi di sopravvalutazione, su cui possiamo essere tutti d’accordo, e quello di bolla.

Un esempio?

Anche nel 1996 Wall Street era palesemente sopravvalutata, ma ciò non impedì  al Dow Jones e soci di salire per ulteriori quattro anni. In quel contesto, essere fuori dal mercato, pensando di essere di fronte a una bolla, si rivelò un errore strategico. E’ un errore che, con buone probabilità, si sta ripetendo: soltanto negli ultimi 12 mesi, più di 500 miliardi di dollari hanno abbandonato i fondi comuni azionari americani, e stiamo parlando soprattutto di piccoli investitori.

Di fatto la pandemia ha provocato all’inizio un crollo delle Borsa, poi un grande rimbalzo. Ora che sta succedendo?

Ora assistiamo a una pausa fisiologica. Credo rigeneratrice. Se si inizia una maratona con il passo da lepre, è normale a metà gara essere riassorbiti dal gruppo. Ma se le gambe ci sono, si può ancora raggiungere il traguardo con un buon piazzamento.
In altre parole?
Lo vediamo dal grafico qui sotto dello S&P500, il principale listino Usa:



Prima di questo infausto settembre, lo S&P ha guadagnato il 35% in cinque mesi. Se abbassassimo l’asticella ad un più ragionevole +25%, ci accorgeremmo che, cinque mesi dopo, Wall Street è salita in tutti i casi registrati dal Dopoguerra, tranne uno (nel 1975: -2.3%). La storia risulta dalla parte degli investitori.

C’è chi parla di scollamento tra piazze azionarie ed economie, a causa delle politiche ultra-espansive delle Banche centrali. E’ in questo che si possono intravedere i germi di una bolla?

A mio parere la vera bolla si sta manifestando sul mercato obbligazionario, dove i rendimenti sono compressi artificiosamente dalle politiche monetarie delle Banche Centrali. Sono curioso di vedere fino a quando Jerome Powell, presidente della Fed e gli altri banchieri potranno permettersi questa evidente manipolazione di mercato.
Sul listino azionario non scorgo una condizione analogamente irrealistica. Se vediamo bene, la performance di Wall Street, considerando anche i dividendi, va a braccetto con l’andamento dell’economia. Come illustra questo secondo grafico (vedi sotto).



Nonostante la crescita stellare, consiglierebbe ancora di avere in portafoglio le grandi aziende Hi Tech del Nasdaq?

Al momento sì, anche se questa risposta non può che essere “dinamica”. In AGE Italia seguiamo le performance di questo universo di mercato, tramite un indice che ne sintetizza l’andamento: il cosiddetto FANGMANT. E’ l’acronimo di Facebook, Apple, Netflix, Alphabet, Microsoft, Amazon, Nvidia e Tesla. Osservi il grafico qui sotto:



Ci muoviamo armoniosamente (si fa per dire) all’interno di un canale ben definito, e di cui sul finire di settembre è stato sollecitato il confine inferiore. Finché ci rimaniamo all’interno, non c’è motivo per modificare strategia.

Cosa si può dire ai piccoli investitori che mettevano i loro risparmi in cedole obbligazionarie?

Si consolino riflettendo sui fondi pensione: le politiche monetarie correnti producono rendimenti nominali prossimi allo zero, in aggiunta a dinamiche inflative crescenti. Dunque, parliamo di rendimenti reali sempre più negativi. Impietoso è anche il confronto fra il rendimento corrente di un Treasury americano, che pure risulta generoso a livello comparato, e il rendimento del dividendo delle società di Wall Street: lo spread è clamorosamente positivo. Chi compra azioni, porta a casa mediamente 100 punti base in più, rispetto a chi presta denaro a Zio Sam (grafico sotto).
 

Pubblicato il 01/10/2020

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per offrirti contenuti in in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione, accetti l'uso di cookie.