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Mercato MOT sotto la lente

Di Claudio Kaufmann | Intervista a Luca Bagato, Head of Sales Fixed Income & ETFs in Borsa Italiana e professore incaricato di Economia e Finanza dei Mercati Globalizzati all’Università Cattolica di Milano


Prof. Bagato, da anni si vive in una sorta di mondo capovolto, con trilioni di bond a tassi sottozero e lo stretto controllo delle Banche Centrali. Quale impatto sul MOT, il mercato al dettaglio di obbligazioni e titoli di stato di Borsa Italiana?


Il QE delle Banche Centrali non ha solo ridotto i rendimenti ma anche i premi per il rischio, ovvero la percezione che gli investitori hanno sia per le scadenze più lunghe e sia per il rischio inflattivo. Tale rischio si manifesta in modo pericoloso proprio sulle scadenze più lunghe, per la possibilità di essere superati dall’emissione di nuovi titoli di stato con cedola maggiore di quella corrente. Il venir meno del premio per scadenza ha avviato un processo virtuoso per i titoli più a lungo termine.

A proposito di MOT, che numeri si possono indicare? In che modo ha inciso la pandemia?

Più che parlare di volumi in generale, rimasti in un intorno di 600 milioni di euro giornalieri (single counted), quello che la pandemia ha generato è un aumento della partecipazione di investitori semi-istituzionali e istituzionali che hanno aumentato i Btp che scambiano giornalmente più di 10milioni di euro sul book di negoziazione. I titoli più liquidi come il Btp 03/72, il Btp 09/51, il Btp 03/37 e il BtpItalia 05/25 scambiano giornalmente oltre i 100/150 milioni (somma dei quattro volumi ndr) con punte fino a 500 milioni di euro.

Dove si indirizzano maggiormente i flussi in acquisto sul segmento obbligazionario quotato in piazza Affari?

Al momento vediamo aumentare l’interesse per le emissioni dei titoli di stato italiani ed europei protetti dal rischio inflazione, come il Btpi 05/51 o i BtpItalia 2025, 26 e 27 e per le scadenze più lunghe, dal 10yr fino al 30yr. Per la piattaforma del credito, Bond-X, c’è un ritorno di interesse per le emissioni assicurative per le scadenze più lunghe e per quelle finanziarie/bancarie più a breve termine.

Ci si interroga sulla natura transitoria o meno del brusco rialzo dell’inflazione: quali ricadute sui mercati obbligazionari? Come si riflettono i dubbi degli investitori su un mercato come il MOT?

Il rischio inflazione andrebbe sempre distinto tra quello di breve e quello di lungo termine. Nel breve termine è indubbio che ci siano maggiori rischi di sorprese al rialzo dei prezzi anche a causa del rialzo delle materie prime e delle strozzature delle forniture aziendali che la pandemia ci ha “regalato”. Nel medio-lungo termine i rischi sembrano minori. Sul MOT i trade riflessivi sull’inflazione non hanno ridotto l’appetibilità dei titoli più a lungo termine e hanno dato ulteriore liquidità alle emissioni del Btp Italia.

A suo avviso, c’è il rischio che le Banche Centrali, in particolare FED e BCE, debbano accelerare su tapering e uscita dal QE, a causa dell’inflazione?

Se il rischio di un aumento dei prezzi diventasse strutturale, il rischio di un tapering anticipato ci sarebbe sicuramente con conseguenze peggiori per i titoli di stato europei, rispetto a quelli americani sia perché la nostra ripresa del Pil è più fragile di quella americana e anche perché le nostre banche sono investite maggiormente sui titoli di stato di quelle statunitensi.

In particolare, che vede rischi per l’Europa?

L’Europa ha ridotto in questi anni il rischio politico e quindi il fatidico rischio di ridenominazione, ovvero quello di vedere alcuni titoli di stato tornare ad essere espressi in valuta locale, come si pensava ai tempi della Grexit nel 2010-11 ma ha sicuramente aumento la sensibilità dei rendimenti a lungo termine dallo stock del debito gestito dalla Bce. Un tapering anticipato che riducesse questo stock, creerebbe immediatamente un rischio sul primario, soprattutto per quei titoli di stato, come il Bund, che hanno redimenti troppo poco appetibili.

A proposito di Mercati Globalizzati, la sua materia universitaria: la ripresa dei fondamentali “macro” è convincente? O è solo un grande rimbalzo? Che può dire della Cina e degli Emergenti, spesso anello debole della catena?

La globalizzazione è un fenomeno irreversibile ma i pesi della globalizzazione, in termini di vincitori e perdenti, possono cambiare nel tempo e ora sembra suonare una campanella d’allarme per la Cina e per altri paesi asiatici. Se dovesse manifestarsi un rischio di rallentamento cinese più importante del previsto, probabilmente ci sarebbero altre strozzature nelle forniture e sicuramente la catena del valore internazionale ne risentirebbe, arrivando anche a minacciare i paesi avanzati di una recessione improvvisa.

Lei in passato si è espresso così: “un trader che perde è un trader migliore di quello che vince”. Ci può spiegare, visto che il TOL Summit è seguito da molti trader?

Resto convinto che la fortuna sia una componente importante del mestiere del trader. Purtroppo si tende a sottostimarla quando si vince e a sovrastimarla quando si perde. Rispetto al caso, bisognerebbe fare esperienza e penso che quella dei risultati negativi, magari totalmente inaspettati, sia di fatto una buona strada per capire quanto si sia preparati, quanta leva può regalare la dea fortuna e quanto si può imparare nel correggere una posizione sbagliata, in modo umile ma determinato

Pubblicato il 19/10/2021

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